Generosità verso la sofferenza in transito

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Marco Granelli – Foto by Marco Chiappa

Assessore Granelli, quanti sono i migranti passati da Milano a partire dalle guerre del Mediterraneo? Adulti? Bambini? Quanti si sono fermati?
Dall’ottobre 2013, Milano ha accolto 84.500 persone, il 22% bambini, provenienti da paesi di guerra. Per il 60% famiglie. Il 62,2% sono siriani, il 27,7% eritrei. Solamente 656 hanno fatto domanda di asilo in Italia. Gli altri sono ripartiti subito, per raggiungere prevalentemente la Germania e la Svezia.
Perché la città è diventata luogo di flusso? Verso dove vanno i migranti?
Perché Milano era già luogo di comunicazioni e snodo dei trasporti. I profughi passati da Milano provengono dalla Libia. Gli scafisti li portano sulle coste del sud Italia. Qui sono accolti nei Centri, ma partono prima di farsi identificare, e via treno o pulman da Milano vanno verso il Brennero o Ventimiglia.
Quali sono gli ambiti e i luoghi dove vengono ospitate le persone in transito?
La Stazione centrale è diventata subito un primo punto di accoglienza dove ogni giorno e notte, i profughi trovano informazioni, acqua, cibo, farmaci, prodotti per l’igiene personale, vestiti. Si raccolgono i dati minimi delle persone che poi vengono indirizzate sulla base dei posti che giornalmente i centri di accoglienza mettono a disposizione, liberati da chi è partito. I centri sono gestiti dal Terzo settore milanese da tempo specializzato in queste azioni, attivate in convenzione con il Comune, finanziato a sua volta dalla Prefettura. Abbiamo voluto evitare alberghi o soggetti improvvisati. Alcuni centri sono più strutturati e duraturi, altri sono stati organizzati velocemente e per i momenti emergenziali, con soluzioni temporanee come scuole e oratori, o come il memoriale della Shoa, da luogo di memoria della deportazione a luogo di accoglienza per poi ripartire. Così a Milano ogni giorno passano tra 600 e 1300 persone. Alcuni centri sono in spazi comunali, altri in spazi degli enti. Nei centri operano Cooperativa Farsi Prossimo, Fondazione Progetto Arca, City Angels, Casa della Carità, Comunità di Sant’Egidio, Fondazione Fratelli di San Francesco, Gepsa, Croce Rossa. Altri enti collaborano nella gestione dell’hub della Stazione come Save the Children, Albero della Vita, Medici Volontari, Società Italiana Pediatri e i cittadini volontari. Un impegno forte e straordinario è stato svolto da operatori comunali del settore Politiche sociali, della Protezione civile, della Polizia Locale. Ora anche dall’ASL. Per mesi l’hub è stato nell’ammezzato della stazione. Poi a Maggio 2015 il Gruppo Ferrovie dello Stato ha concesso in uso al Comune l’ex dopolavoro ferroviario. I militari del Genio hanno lavorato giorno e notte e con i materiali acquistati dal Comune l’hanno rimesso in sesto ed ora è un vero punto di prima accoglienza.
Come ha reagito la città rispetto a queste presenze?
La città è stata grande. Da subito i cittadini hanno capito che Milano non poteva girarsi dall’altra parte e in mille modi hanno manifestato che lì in Stazione centrale e nei centri c’è tutta Milano, con la sua generosità e dignità, con la capacità di affrontare i problemi: non nasconderli, ma affrontarli. Milano attraversata da una moltitudine di persone, ma con dignità di tutti, dei profughi e dei cittadini. Questo è stato possibile perché cittadini, associazioni, Comune hanno scelto di rimboccarsi le mani, insieme.

PD

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