L’azzardo non è un gioco. Massacra le famiglie

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Don Virginio Colmegna – Foto by Marco Chiappa

Don Colmegna, in questi giorni si parla del divario fra il sentimento comune e la legge di Stabilità (l’impianto economico dello Stato per il 2016) che prevede la possibilità di altre 15-20.000 postazioni di slot-machine. Si vuole espandere il gioco che da 4 miliardi nel 2000 è già passato a 80 miliardi dell’ultimo anno?
Non parliamo di gioco, ma di azzardo, che avvelena la vita e massacra le famiglie. Ben lo sanno i singoli, gli esercenti che responsabilmente rifiutano le slot, le famiglie, e soprattutto le associazioni che contrastano il fenomeno. La realtà oggi è già drammatica ma, anche se i numeri non sono ancora chiari, aprire un nuovo bando sulle concessioni invece che stabilire criteri restrittivi sulle stesse, confermando di fatto lo status quo, non fa che peggiorare la situazione. Si è allora diffuso un movimento che richiede interventi a breve termine e decisi. Vi è convergenza.
Quali interventi?
Essenzialmente due: garantire la libertà degli Enti locali nel decidere le localizzazioni delle sale, per esempio lontane da scuole e oratori, e gli orari di apertura e chiusura. E poi via la pubblicità che con ipocrisia invita a “giocare in modo moderato”! Bisogna vietare gli spot ingannevoli, come avviene col fumo e con l’alcol. Questo tipo di opposizione nasce dal basso e vede l’urgenza di un’inversione di tendenza. Abbiamo bisogno che il Governo dia un segnale forte alle lobby potenti dei giochi d’azzardo.
C’è rapporto fra azzardo e usura?
L’azzardo è pericoloso e diseducativo anche se non arriva all’usura. Tentare la fortuna al gioco sta distruggendo le classi più povere e, come dice anche la Fondazione Antiusura, l’azzardo legalizzato toglie risorse ai consumi quotidiani. Figuriamoci poi oggi che si parla anche di slot per bambini che darebbero in premio dei ticket! La criminalità, inoltre, investe sui locali legali con slot, ma anche sulle scommesse via web. Queste, così come il poker online, restano mediaticamente invisibili ma invadono ogni angolo della vita quotidiana. Si pensi a chi scommette o gioca a poker usando il cellulare o il tablet.
C’è chi obietta che con i giochi d’azzardo lo Stato ci guadagna e che così si contiene l’azzardo illegale, ancor più pericoloso.
Da questo punto di vista lo Stato rischia di incassare 100 e di pagare 1.000 per le azzardopatie, che stanno diventando una piaga, sanitariamente costosa oltre che familiarmente e socialmente distruttiva. Anche verso i locali no-slot lo Stato rischia di dare un segnale ambiguo, abbandonandoli al loro destino, spesso soggetto a pressioni.
E la proposta del “digiuno a staffetta”: cosa è, quali gli obiettivi? Può avere incidenza?
Sì, che sia un digiuno o un’altra modalità di sensibilizzazione che dia un segnale forte non ha importanza. L’importante è che coinvolga migliaia e migliaia di persone che si mettono insieme e, da tutto il Paese, consegnino una giornata della loro esistenza per far crescere questa consapevolezza, e ottenere una inversione di rotta già in questa finanziaria, grazie alle rettifiche apportabili in Parlamento.

PD

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