Muri e contrabbando

I maltrattati rifugiati mediorientali di questi giorni ci dovrebbero ricordare che in Europa «fra il 1939 e il 1945 il numero totale delle persone deportate, evacuate, costrette ad abbandonare il proprio paese sia intorno ai 50 milioni, ovvero al 10% dell’intera popolazione europea. Neppure nel 1945 – come era già accaduto nel ’18 – la conclusione della guerra coincide con la fine delle migrazioni forzate: basti pensare ai circa 12 milioni di tedeschi che vengono espulsi dalle regioni orientali» [Silvia Salvatici, Senza casa e senza paese, il Mulino 2008, p. 10].
Meno drammatici, ma «indesiderabili nelle nazioni ricche, dagli anni 1980 i migranti poveri hanno saputo inventare nuove discrete modalità di transito. Così vicine al modello neo-liberistico» [Alain Tarrius, Étrangers de passage, Éditions de l’Aube, 2015, p. 7]. «Turchi, Magrebini, Caucasici, Balcanici, Mediorientali si integrano al modello globale: scambi orizzontali transfrontalieri ultra-liberali di prodotti delle maggiori imprese globali (elettronica, farmaceutica) organizzati “poor to poor”. Profitti senza contraddizioni evidenti con l’economia “ufficiale” e le sue gerarchie, né con quella criminale». I nostri territori si sono globalizzati “dal basso” dello sterminato mercato nato dall’incrocio tra tecnologie e beni low cost per poveri, commercializzati da poveri. In Adriatico, «anche lungo le centinaia di chilometri del Sud-Est italiano, i sedicenti passatori, organizzati in presunte reti, sono pescatori che non rifiutano l’opportunità di integrare il reddito: in stretto collegamento con agricoltori che vogliono una manodopera stagionale, albanesi già in Italia e vari funzionari locali, si spartiscono senza conflitti apparenti questa manna facilitando il passaggio di merci, migranti, entrambi». Altri arrivano sui traghetti contando sui biglietti di sola andata per l’Europa che diamo con facilità [pp. 102-3].
Di fronte agli tsunami di guerra e globalizzazione, tutto quel che sappiamo fare sono muri. «I muri di confine sono anzitutto e soprattutto muri di denaro. Separano i ricchi dai poveri, il nord dal sud, chi è dentro da chi è fuori. Un lusso superfluo che solo alcuni Stati possono permettersi» [Elisabeth Vallet (ed), Borders, Fences And Walls. State of Insecurity? Ashgate Co., 2014, p. 150]. Un lusso perché una tecnologia inutile, che «ricorda il “limes” romano, la tecnologia di allora. Da essa ci si attende il controllo pieno e ampio sul confine. Ma la storia del “limes” o altre “linee Maginot” ha mostrato che questo senso di sicurezza è in gran parte illusorio e le soluzioni puramente tecniche non esistono» [p. 244]. Ricordate il muro Berlino e la cortina di ferro? Anche in Svizzera la vittoria degli xenofobi il 18 ottobre è un muro contro i migranti economici di sempre, i lombardi.
Muri e contrabbando. Gabbare gli altri è immorale, gabbarsi da soli è imperdonabile.

Giuseppe Gario

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