Intervista a Giuseppe Sala: Expo e la città. La Carta di Milano

sala1. Dottor Giuseppe Sala, Ancora complimenti per il successo di EXPO 2015. Ma qual è stato il rapporto fra la manifestazione e la città?
Expo Milano 2015 è stata una delle più belle manifestazioni dell’operosità milanese, lombarda e italiana. Con l’Esposizione Universale abbiamo dato prova di dedizione al lavoro, sia prima sia durante l’evento. Abbiamo dimostrato che Milano è una città accogliente, in grado di dare il benvenuto a milioni di persone provenienti da ogni parte del mondo. Expo è stata il punto di ritrovo dei milanesi durante le sere d’estate, la movida cittadina si è trasferita lungo il Decumano, tra i Padiglioni dei Paesi. Expo è stata dentro Milano e Milano dentro Expo, grazie agli appuntamenti organizzati in città per coinvolgere i visitatori.

2. Alimentazione, energia, vita: il messaggio di Expo è risultato solo materiale o è diventato un simbolo?
Expo Milano 2015 è riuscita a dare concretezza al suo messaggio educativo. I Paesi lo hanno realizzato attraverso le proprie mostre. Tutti hanno posto al centro il tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”: hanno condiviso le innovazioni tecnologiche e scientifiche sviluppate per rispondere alla necessità di assicurare cibo sano sicuro e sufficiente per tutti – a partire dalle esigenze del proprio territorio e della propria popolazione – guardando al futuro dell’ambiente e coinvolgendo i visitatori in una riflessione più profonda, che riguarda l’agire quotidiano di ognuno di noi. Tale impegno è stato messo nero su bianco ed è diventato un documento, la Carta di Milano, firmato da oltre 1,5 milioni di persone.

3. La dimensione internazionale della manifestazione è risultata evidente. Il mondo conoscendo Expo ha conosciuto Milano: durerà nel tempo? Come consolidare gli effetti?
Milano è in una fase di grande crescita. E tale crescita è riconosciuta a livello internazionale. Abbiamo registrato più di 1.000 articoli di giornali e riviste stranieri che hanno parlato dell’Expo e di Milano. Questo è un capitale da non disperdere. Perché ciò avvenga è necessario che l’intero sistema di collaborazione istituzionale, associativa e imprenditoriale prosegua, rendendo sempre più efficace il ciclo virtuoso che si è instaurato.

4. Vista la Sua disponibilità a candidarsi alla guida di Milano: un manager deve aggiungere qualcosa alla sua professionalità per diventare un buon Sindaco?
In realtà, al di là delle semplificazioni giornalistiche, io ho dato una disponibilità a verificare operativamente che ci siano le condizioni per candidarmi. Sono ben conscio che fare politica è diverso. Ne sono conscio e ne sono anche preoccupato.
Devo dire che, però, non è che negli ultimi anni io abbia fatto semplicemente il manager. Ho svolto un ruolo di base manageriale, ma con un profilo istituzionale. Mi sono molto confrontato con la politica locale, nazionale ed internazionale. Credo sia più un fatto di attitudini che di capacità. Un manager come me è abituato a decidere, spesso in prima persona. Tende ad abbreviare quanto più possibile i tempi, anche rischiando di sbagliare. È poco avvezzo alle ritualità che spesso la politica porta con sé. Ma quello che sono certo non mi mancherebbe è quella sensibilità che pone l’interesse degli altri prima di tutto e che fa guardare a cosa è il bene della gente nel lungo periodo. Chissà….

Paolo Danuvola

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