La manovra fiscale nella legge di stabilità

La “Legge stabilità 2016” varata dal Governo è all’esame del Parlamento. Ricordiamo: la timida continuazione del taglio dei tributi: in particolare quello della tassazione sulla casa; poi: la spending review, le norme su lavoro e pensione, gli interventi nel sociale, sulla sanità e sulla cultura.
A mio giudizio la crescita è sostenuta con una riduzione della pressione fiscale. L’occupazione migliorerà con le norme sul lavoro che prevedono la riduzione dei contributi al 40 per cento per 24 mesi per le nuove assunzioni a tempo indeterminato.
Le disposizioni controverse sono l’eliminazione della Tasi e dell’Imu sulla prima casa e l’elevazione della soglia per i pagamenti in contanti.
Tasi – Imu. Qualcuno sostiene che l’eliminazione vìoli l’articolo 53 della Costituzione: ossia il principio della capacità contributiva e quello dell’imposizione progressiva. Comunque l’abolizione dell’Imu-Tasi riguarderà la generalità dei proprietari con l’esclusione per quelli delle case signorili, ville e castelli. Ma il sistema tributario resta informato a criteri di progressività: è il sistema deve essere progressivo non le singole imposte.
Contante. Certamente la norma che fa più discutere è la soglia per i pagamenti in contanti che sale da 1.000 a 3.000 euro.
La limitazione della circolazione del denaro contante ha una doppia finalità, da un lato l’esigenza di tracciare i movimenti finanziari per contrastare il riciclaggio dei capitali di provenienza illecita, dall’altro quello di contrastare l’evasione e l’elusione fiscale. Il Governo nella sua relazione al disegno di legge giustifica la scelta:
“. . . per allineare la soglia a fronte di studi che esclude un indice di correlazione diretta tra utilizzo del contante ed evasione fiscale, assolve l’esigenza di garantire maggior fluidità nelle transazioni effettuate quotidianamente per il soddisfacimento di bisogni di stretto consumo, oltre che per allineare la soglia prevista dall’ordinamento italiano alle scelte degli altri Stati Membri diretti competitors dell’Italia, tendenzialmente attestati su politiche meno restrittive”. Infatti in Europa 11 Paesi non prevedono alcun limite all’uso del contante. Solo in Italia e in Portogallo la soglia viene fissata a 1.000 euro.
Un altro motivo è l’esistenza di un elevata percentuale di soggetti “unbanked” ossia di soggetti estranei al circuito degli intermediari abilitati. In Italia quasi 15 milioni di persone non hanno un conto corrente presso una banca e pertanto non utilizzano alcuna forma di pagamento tracciabile. Sono per lo più persone anziane.
A mio giudizio l’operazione più importante per combattere l’evasione é la creazione di un anagrafe di tutti i cittadini. Nello stesso potrebbero confluire le informazioni delle numerose banche dati esistenti compresi i movimenti bancari. Si va dai dati immobiliari alle utenze elettriche, passando per le movimentazioni sui conti correnti, fino ai dati contenuti negli atti e contratti sottoposti a registrazione. Si tratta di milioni e milioni di informazioni, spesso duplicate fra loro, relative ai contribuenti italiani.

Nicola Palmieri

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