“Controllo del vicinato”: la sicurezza si crea con la comunità

Il tema dei furti nelle abitazioni è una miccia che infiamma la comunicazione politica ogni qualvolta, purtroppo, il furto genera poi un reato più grave o un omicidio. Chi ha già subito un furto può comprenderne il motivo: il fatto che qualcuno entri nella nostra casa, magari mentre stiamo dormendo, viene percepito, a ragione, come una violazione della propria intimità e come un rischio imponderabile per le persone che ci stanno più vicine. Molti cavalcano in maniera grottesca questo tema per avere un ritorno elettorale, e altri ribattono citando statistiche di furti in diminuzione (seppur vere), creando un dibattito inutile. Che fare?
Me lo sono chiesto da amministratore di Venegono Inferiore, quando sono stato confrontato dalle richieste concrete dei miei concittadini. Negare il problema è una scelta irresponsabile, che lascia il campo libero a chi vuole strumentalizzare. Dall’esperienza di un comune vicino al nostro abbiamo scoperto il “Controllo del vicinato”. E’ uno strumento di prevenzione dei reati minori come furti, truffe e vandalismo che ha una lunga storia nei paesi anglosassoni e che dal 2009 è presente anche in Italia tramite l’associazione omonima: www.controllodelvicinato.it. L’immagine che ho usato per spiegare il progetto ai concittadini è quella del “cortile contadino di una volta” dove le famiglie vivevano in abitazioni diverse, ma condividevano uno spazio e delle relazioni di aiuto e supporto, come la cura dei bambini o il supporto agli anziani. L’idea che sta alla base del “Controllo del vicinato” è proprio questa: creare delle relazioni di base all’interno di una via, di un piccolo quartiere, o di un condominio, per prevenire e segnalare più velocemente truffe o tentativi di furto. Conoscersi e scambiarsi i numeri di telefono, ritirare la posta del vicino in caso di assenza, individuare le persone anziane o sole che abitano nella zona e visitarle con regolarità, osservare e comunicare comportamenti sospetti; sembrano e sono banalità, ma… abbiamo fatto la proposta di attivare il progetto ai nostri concittadini e in meno di due mesi hanno già aderito 7 quartieri / vie, con un numero di famiglie coinvolte che corrisponde a più del 5% della popolazione.
Funziona? Sì. Perché in questi due mesi sono stati sventati due furti, semplicemente facendo girare un messaggio di WhatsUp tra vicini: quando qualcuno ha visto scavalcare una recinzione, in meno di due minuti tutti i vicini sono usciti di casa costringendo i ladri alla fuga. Ma funziona soprattutto perché si stanno di fatto ricreando nei quartieri delle sane relazioni umane, che non servono solo per la sicurezza, ma soprattutto per tener vivo il tessuto sociale. E oggi c’è sicuramente più bisogno di comunità che di sicurezza.

Martino Incarbone

1000 Lettere al Direttore
… Recentemente il Sicomoro si è chiesto se “Ogni difesa è legittima?” Condivido che il Far West non é condivisibile…. Vorrei però sottolineare alcune questioni che entrano in gioco durante particolari eventi delinquenziali. Mi riferisco per esempio alla violazione della proprietà che spesso non si limita al furto di cose ma mette in serio pericolo la vita delle persone. Il fattore paura per l’incolumità dei propri cari può indurre a reazioni incontrollate e magari a volte spropositate specie se gli avvenimenti accadono di notte. Non si conoscono le intenzioni del ladro, magari non si accontenta di rubare oggetti ma può minacciare i presenti al fine di farsi consegnare altro denaro, abusare di donne o di figli piccoli…In questi casi si è sopraffatti dall’ansia o addirittura dal terrore e qualunque cosa può accadere. Pertanto, all’interno della propria dimora, auspico che la difesa, oltre che legittima, non venga più considerata eccessiva, proprio perché l’eventuale eccesso è determinato da incontrollabili fattori emotivi che chi ha vissuto queste esperienze sicuramente meglio comprende di altri…

A.Giussani

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