Informazione e manipolazione sull’Europa

Le menzogne del web (Torino 2015) di Charles Seife, docente di giornalismo all’università di New York, ci aiuta a difenderci dalle manipolazioni, anche dalle nostre perché ora ognuno può «costruire una realtà alternativa da propinare» a tutti, mentre per farlo «un tempo ci volevano tutte le risorse di uno stato totalitario – uno stato che aveva il controllo assoluto dei media e delle informazioni consumate dai suoi cittadini». «E c’è tutta una guerra per garantirsi la capacità di influenzare la realtà, plasmare le vostre interazioni sociali, manipolare le vostre credenze e controllare il vostro comportamento» [pp. 13-14].

Nel 1930, quando solo gli stati totalitari potevano manipolarci, Paul Valery rifletteva sull’Europa che ha fondato la scienza e messo a disposizione del mondo un sapere e un potere trasmissibili a tutti, universali. Ecco perché «nella storia nulla è più stupido dell’antagonismo politico e economico esistente in Europa, in confronto all’unità e cooperazione europea in ambito scientifico». «Ciò porta fatalmente l’Europa a regredire al rango secondario che le assegna la sua piccola dimensione e dal quale l’avevano tratta il lavoro e la capacità di dialogo delle sue menti. L’Europa non ha avuto una politica all’altezza del suo pensiero» [cit. in Marc Ferro, L’aveuglement. Une autre histoire de notre monde, Paris 2015, pp. 12-13].
Una politica di unità e cooperazione l’abbiamo finalmente avuta con l’Unione Europea, quando a seguito di un’ennesima rivoluzione tecnologica «il mondo è diventato un posto davvero piccolo», come scrive Seife. Piccolo e manipolato.

L’Europa è diventata grande e ricca con un’altra sua invenzione, l’economia sociale di mercato, in cui l’occupazione è il fine e il profitto un mezzo, in una prospettiva di lungo periodo. Il contrario dell’economia neoliberista, che ha il fine nel profitto a breve termine e nel lavoro un mezzo, e una obsolescenza programmata venduta come innovazione. Questa economia, entrata in crisi nel 2007 in USA, ha invaso il mondo ed è arrivata da noi in ritardo di cinque anni perché l’UE ci ha consentito di difendere i nostri interessi e fare sentire la nostra voce, oggi resi deboli da egoismi nazionali eccitati da manipolazioni interessate.

Manipolazioni che ci intrappolano anche nella crisi del Medio Oriente. «È evidentemente difficile predire l’avvenire dello stato islamico, oggi nella morsa di forze ostili. Ma la sua sconfitta militare non risolverà niente, se non si valutano le cause del suo successo iniziale. La missione “civilizzatrice” dell’Europa ha fatto da copertura a appetiti coloniali illimitati». «Un lungo periodo storico finisce: non si rivedrà più il Medio Oriente che abbiamo conosciuto da circa un secolo. Una guerra lanciata senza prospettive politiche non è già perduta in anticipo? È la trappola che lo stato islamico tende alle democrazie occidentali, certo minacciate mortalmente. Le lezioni della Storia devono perciò servire a combatterlo» [Pierre-Jean Luizard, La Piège Daech. L’État islamique ou le retour de l’Histoire, Paris 2015, p. 178].

La trappola è dimenticare che i nostri problemi economici e politici si possono risolvere solo con un effettivo governo democratico dell’Unione Europea, coerentemente con la nostra storia, ponendo fine al lobbismo nazionale.

Giuseppe Gario

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