Verso il referendum costituzionale

Emanuele Fiano ha condotto alla Camera l’iter della riforma della costituzione conclusasi con la sesta votazione del Parlamento martedì 12 aprile. Così nel prossimo autunno essa sarà sottoposta alla verifica del referendum confermativo, dove conterà il voto della maggioranza dei cittadini votanti, a prescindere dal quorum di partecipazione.

Gli chiediamo: soddisfazioni e amarezze di questo lungo percorso di revisione costituzionale?

Soddisfazione di aver contribuito come relatore ad un lavoro che si protraeva da 30 anni senza mai arrivare ad una conclusione. Un passaggio difficile questa modifica che richiedeva convergenza ma anche la disponibilità dei senatori ad un mutamento profondo del loro ruolo. Soddisfazione per quello che giudico un passo avanti del paese in termini di efficienza e stabilità. C’è qualche amarezza perché la discussione è uscita dal merito ed è diventata l’occasione per dirsi pro o contro il governo e il premier, toccando anche settori interni al PD. L’amarezza per una ingiusta critica che ci vorrebbe partecipi di un disegno potenzialmente autoritario. Credo comunque si sia arrivati ad un positivo punto fermo su cui si esprimeranno gli elettori.

Le modifiche sono molte, ma quali innovazioni risultano più rilevanti?

L’esperienza del bicameralismo paritario era ormai esaurita, con l’esito di un rallentamento legislativo evidente. Si è lavorato per evitare le complicazioni delle materie concorrenti fra Stato e Regioni, che tanto contezioso hanno portato di fronte alla Corte costituzionale. Ora risultano rafforzati i meccanismi di garanzia come il quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica e per quella dei 5 membri della Corte costituzionale. Il Senato è rappresentante dei Consigli regionali e non dei governi regionali, come qualcuno avrebbe voluto.

Si invoca una riflessione fra riforma costituzionale e legge elettorale, anche per le implicazioni riguardanti i Senatori.

Con l’attuale impostazione ci sarà stabilità dei governi. Il governo è consapevole che i decreti dovranno tornare a livello di eccezionalità. Certamente vi sarà maggior coerenza fra programmi elettorali e decisioni legislative. Sì, manca la legge ordinaria per l’elezione dei senatori e ci lavoreremo per rispondere a quell’equilibrio trovato fra indicazione dell’elettorato e ratifica del Consiglio; con questa legge saranno rappresentate anche le minoranze dei consigli regionali. Toccherà poi al Senato trovare la sintesi fra sensibilità diverse. L’ipotesi di possibili alleanze al secondo turno delle politiche intaccherebbe la stabilità, come abbiamo già sperimentato con alleanze elettorali e discordanze di voto in Aula.

Il riordino delle competenze regionali non ne ridurrà il ruolo? Quali novità nel rapporto Stato-Regioni.

La grande competenza delle Regioni è la sanità che raccoglie l’80% delle loro risorse, e questa competenza resta in regione. Si prevede che le Regioni virtuose possano chiedere ed accrescere le loro competenze, ma si eviterà il contenzioso di fronte alla Corte costituzionale. Sul tema dell’energia si è valutato di ricomporre una competenza nazionale, vista la non frazionabilità della gestione di un tema che ci vede ancora dipendenti dall’estero. Ora tutti i livelli istituzionali devono mettersi alla prova, per sperimentare una leale collaborazione. (PD)

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