Azione contro le mine e passaggio del testimone

L’impegno nell’azienda di famiglia e un’eredità importante, senso del dovere, rispetto per il proprio lavoro e per quello di chi ti ha preceduto: tutto viene sconvolto nel momento in cui ti chiedi che cosa dire a tuo figlio che ti dice d’un fiato: “papà, ma allora sei un assassino”.

Parte da qui la storia dell’Ingegner Vito Alferi Fontana, che ci accompagna nel racconto della sua vita, quella di ieri e quella di oggi. Ieri a dirigere la Tecnovar, leader nel settore della costruzione di mine antipersona e anticarro. Oggi, responsabile di progetti di bonifica e sminamento in ex Jugoslavia. Uno dei più bravi, tanto da essere consulente per la stesura del testo della convenzione internazionale per la proibizione dell’uso, stoccaggio, produzione e vendita di mine antiuomo, più famoso come “trattato di Ottawa”, sottoscritto anche dal nostro Paese nel 1997.

Anni ’90, guerre nella ex Jugoslavia, movimenti per la pace promuovono incontri, approfondimenti, confronti. Alfieri incontra don Tonino Bello, vescovo di Molfetta e animatore di Pax Christi, l’uomo della Chiesa con il grembiule e della Marcia dei 500.
A un confronto sul tema della produzione e vendita delle mine antipersona qualcosa cambia, e arriverà a chiudere la Tecnovar, a cambiare vita, ad affrontare un terremoto in famiglia, nel contesto sociale della sua città, Bari, che si dividerà fra chi lo riterrà un santo e chi lo riterrà un folle.

Di questo si è parlato a Milano in occasione della Giornata mondiale per la promozione e l’assistenza all’azione contro le mine (4 aprile). La Città Metropolitana – con Cernusco e Magenta, ACLI, AGESCI, Emergency, Ipsia e la Facoltà di Sociologia dell’Università di Milano-Bicocca – ha proiettato il docufilm “Il Successore”, racconto della vicenda umana di Vito Alfieri Fontana oggi impegnato a coordinare squadre di sminatori, studiare protocolli di sicurezza, affrontare incidenti, realizzare la formazione nei villaggi e ridurre il rischio di incidenti.

E’ un uomo semplice, profondo e umile, racconta la riflessione sulle sue responsabilità e l’occasione per una seconda vita: non indugia sul senso di colpa, ma non lo elude, affronta ogni tipo di domanda e ci mette a parte di una profonda crisi di coscienza che ancora oggi lo interroga. Oltre duecento ragazzi attenti, partecipi, interessati che hanno appena finito di vedere il film e iniziano le domande.

Mine e ordigni inesplosi uccidono, feriscono e mutilano migliaia di civili all’anno, di cui un terzo bambini, e sminatori, all’opera in zone teatro di guerre che non hanno smesso di seminare morte a distanza di anni dalla fine dei conflitti armati. Come ci ha ricordato Papa Francesco “Troppe persone continuano ad essere uccise o mutilate da queste terribili armi, e uomini e donne coraggiosi rischiano la vita per bonificare i terreni minati. Rinnoviamo, per favore, l’impegno per un mondo senza mine!”

Promuovere occasioni di dialogo con le nuove generazioni fa giovani fa maturare in tutti noi una coscienza civile e sociale che chiede a ciascuno di rinnovare il proprio impegno per la pace, la riconciliazione e la convivenza fra i popoli.

Anna Scavuzzo

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