‘Città dell’uomo’ di fronte alla riforma costituzionale

«Un documento steso con animo libero e responsabile. Ci auguriamo che lo sforzo compiuto per evidenziare luci ed ombre della complessa riforma costituzionale 2016 possa positivamente concorrere al dibattito in corso ed essere di aiuto al doveroso discernimento personale in vista della consultazione referendaria».

In queste parole si addensa il senso della scelta di Città dell’uomo, associazione di cultura politica, fondata da Giuseppe Lazzati, di accedere all’agorà del dibattito pubblico dedicato alla riforma costituzionale sulla quale, nell’autunno prossimo, il corpo elettorale sarà chiamato a pronunciarsi mediante referendum. Lo fa con un documento che si colloca in linea con lo stile, mite nei modi quanto fermo nella sostanza dei contenuti, del suo venerato fondatore, e che, nel contempo, risulta coerente con la sua stessa vocazione statutaria: offrire argomenti per riflettere sul processo riformatore in corso; non già per assumere e motivare una conclamata presa di posizione nell’agone dello scontro dialettico tra il sì e il no, ma per fornire elementi e strumenti auspicabilmente utili alla maturazione di un pensiero critico; di un discernimento personale, appunto.

Il testo, già consultabile sul sito internet dell’associazione (www.cittadelluomo.it) e di imminente pubblicazione sul prossimo numero di Appunti di cultura e politica, in uscita prima della pausa estiva, si snoda intorno a tre direttrici principali.

Dapprima, sono ricostruiti e valutati i passaggi che hanno scandito il dibattito politico e parlamentare in merito alla questione istituzionale e che costituiscono idealmente il presupposto storico di cui la legge di riforma approvata rappresenta in qualche modo l’esito. Risale, infatti, al 1983 l’istituzione della prima commissione bicamerale (c.d. «Commissione Bozzi») deputata a predisporre un progetto di revisione dell’organizzazione costituzionale, poi non andato a buon fine; e tutti i tentativi succedutisi negli anni non hanno mai portato a risultati concreti, se si eccettua l’approvazione delle modifiche all’ordinamento delle autonomie territoriali, contenuta nella legge costituzionale del 2001, di ispirazione vagamente ‘federalistica’. 

D’altra parte, le profonde trasformazioni che hanno caratterizzato l’arco temporale della cosiddetta (molto impropriamente, ma altrettanto efficacemente) seconda repubblica rendono davvero difficile ripudiare aprioristicamente ipotesi di modifica di alcuni istituti od organi regolati da Costituzione. In questo senso qualche ritocco, anche significativo, quale certamente è il superamento del bicameralismo paritario, ha una sua logica. Ciò nonostante – e in questo il documento di Città dell’uomo, si offre al lettore come strumento di pensiero critico – è imperativo domandarsi se la legge oggetto del referendum sia la soluzione adeguata ai problemi e alle questioni che la fase politica contemporanea impone di fronteggiare responsabilmente, e nel contempo assolva al rispetto della prospettiva ben evocata dalla dicotomia «valori da preservare» e «istituti da riformare».

Da questo interrogativo, deriva la seconda prospettiva di valutazione della riforma, incentrata su considerazioni aventi per oggetto il metodo seguito nel percorso deliberativo del disegno di legge, sino alla sua approvazione definitiva, occorsa alla fine del mese di gennaio di quest’anno. E su questo non si può omettere di constatare, sia pure nel pieno rispetto della procedura di revisione costituzionale disciplinata dall’art. 138 della Costituzione, la patente torsione personalistica impressa alla consultazione referendaria.

La terza prospettiva di lettura della riforma si attesta sull’analisi dei contenuti della legge di revisione, nel tentativo di disvelarne aspetti positivi e criticità.

Città dell’uomo, non si sottrae, infine, alla valutazione complessiva del processo, globalmente considerato: questo si inserisce in un contesto delicato, fortemente condizionato dall’attuale situazione sociale ed economica del nostro Paese e dalle dinamiche dei rapporti internazionali. È perciò anche l’ipertesto politico, in aggiunta alle valutazioni più propriamente tecnico-giuridiche, che non può essere ignorato di fronte all’appuntamento referendario. È anche questo, dunque, un fattore che concorre a costruire il discernimento, azione alla quale Città dell’uomo, davvero non si trova impreparata.

Vincenzo Satta

Vicepresidente di Città dell’Uomo

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