Differenza sessuale e l’esperienza vitale della persona

Da un po’ di tempo a questa parte si sente molto parlare di teoria del gender. Anche papa Francesco, nel corso del suo recente viaggio in Georgia, ha citato la teoria del gender come un grave pericolo per il matrimonio, una sorta di guerra mondiale contro il matrimonio stesso.
Tecnicamente le teorie del gender, o «gender studies», hanno una tradizione che risale agli anni ’60 e sono nati proprio per denunciare e contrastare posizioni teoriche e pratiche basate sulla disuguaglianza e sulla discriminazione sessuale. C’è però una versione più recente che insiste sul gender come costruzione sociale e propone una posizione radicale secondo la quale nella differenziazione sessuale la natura non conta e varrebbero solo il discorso sociale e la scelta individuale, il che postula una sorta di neutralità della differenza sessuale che potrebbe anche variare nell’esperienza vitale dell’individuo.
E’ a questa che definirei deriva che ha fatto riferimento il Papa ribadendo con chiarezza la necessità di riconoscere la diversità sessuale come valore fondante della persona e di un istituto come il matrimonio e la sua fecondità in chiave procreativa e non solo.
Questa posizione nulla toglie all’impegno per evitare qualsiasi discriminazione di genere e alla necessità di rispettare e accogliere le persone nella loro condizione e secondo le loro scelte.
Riaffermare la differenza sessuale è ben diverso dal giustificare in alcun modo qualsiasi tipo di discriminazione.
In quest’ottica, come ha sottolineato papa Francesco, è fondamentale un grande lavoro di carattere culturale per combattere ogni deriva che possa minare alla base la provvidenziale differenza sessuale.
La politica in tutto questo c’entra ben poco e rischia solo di strumentalizzare un tema estremamente serio.
Iniziative come l’attivazione, in Lombardia, di un centralino “anti gender” allo scopo di raccogliere segnalazioni riguardo la presunta subdola diffusione di teorie di questo tipo nelle scuole lombarde di ogni ordine e grado servono forse a finire sui giornali, ma non certo a costruire veri percorsi di riflessione e impegno.

Fabio Pizzul

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