Referendum costituzionale: questioni improprie

Nel crescente dibattito sul referendum del 4 dicembre, sulla riforma costituzionale, vi sono alcune questioni che paiono improprie.

La prima. Diversi sostenitori del NO dicono che la loro contrarietà più che sui contenuti poggia sul metodo. Ossia sulla procedura adottata che vede come esito finale il consenso parlamentare della sola maggioranza di governo invece di un largo consenso parlamentare in rappresentanza di consistenti settori dell’elettorato. La prospettiva é auspicabile, anzi lo era perché è stato rotto nel momento in cui si è eletto Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica, senza il consenso di Berlusconi.

Ma la domanda è: si può far carico all’elettore di un tema procedurale e politico? Ossia l’elettore dovrebbe sapere come il testo è nato, come si è sviluppato, se qualcuno si è sfilato!? Mi pare improprio. Meglio stare al contenuto e al tema del referendum leggendo e stando ai testi.

La seconda. Vi sono parlamentari della maggioranza che hanno votato in Parlamento due o anche tre volte il testo soggetto a referendum, ma che ora fanno campagna per il NO. Dicono di aver votato in Parlamento per vincolo di partito e per non fare cadere il governo. A parte la contraddizione di fronte all’elettore, non viene loro il dubbio che così facendo il governo potrebbero farlo cadere ora?

La terza. I sostenitori del NO e del SI, esprimono pareri differenti in tema di riduzione dei costi della politica: i primi tendono a fare il conto solo sul risparmio riguardante il Senato (50 mln annui), i secondi vi aggiungono il contenimento dei costi per i consiglieri regionali (400 mln annui) la cui remunerazione dovrebbe ridursi a meno della metà con la comparazione al sindaco del capoluogo. Mi pare ci sia una contraddizione negli uni e negli altri: un organo istituzionale vive se é utile prima che se costoso.

Ridimensionate mi paiono le polemiche sulla deriva autoritaria e sulla legittimazione di questo Parlamento (deputati e senatori che lo giudicano illegittimo avrebbero dovuto dimettersi!).

Forse se si parlasse di più del contenuto della riforma e se ne leggesse il testo vi sarebbe più pacatezza e ragionevolezza nel dibattito.

Se poi uno ne fa motivo di simpatia o antipatia verso il governo in carica, rischia di tagliarsi una possibilità solo per far dispetto a qualcuno.

Paolo Danuvola

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