American first: Trump e noi

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Entrambi molto movimentati, il curriculum imprenditoriale e la piattaforma elettorale di Trump hanno la sola certezza dell’opportunismo, gioco di sponda che con la propaganda cerca un risultato per ricavarne uno altro non dichiarato, e così via. Altra certezza è l’illimitato bisogno di soldi, di potere personale e politico. «È famosa la battuta di Mark Hanna, senatore USA ottocentesco, che “ci sono due cose importanti in politica. Primo il denaro e non riesco a ricordare la seconda”» [Anthony B. Atkinson. INEQUALITY. What can be done?, Harvard University Press, 2015, p. 305]. Accumulare denaro e potere accusando l’avversario politico di volere denaro e potere è il gioco di sponda della democrazia illiberale, che con ogni mezzo fabbrica una maggioranza da scagliare contro tutti gli altri, secondo il bisogno e la necessità. Mors tua vita mea.

Trump stesso non sa quali saranno le sue mosse economiche e commerciali perché la cambiale in bianco elettorale avuta vale solo contro le inermi vittime interne designate. Il resto è più complesso, dipende dal come se ne potranno ricavare soldi. Riducendo ancora le tasse ai ricchi, non resta che sfruttare la specificità del dollaro, moneta globale di scambio e pietra angolare del debito pubblico USA. Svalutandolo si trasferiscono al resto del mondo un bel po’ di problemi.

Soprattutto all’Europa, dopo gli USA la più ricca. Obama puntava sul trattato di libero scambio transatlantico per esportarvi usi imprenditoriali estranei all’Europa in ambito sociale (salute, tutela dei consumatori, concorrenza) e ambientale. Un gioco in fondo trasparente, che infatti è stato ed è fortemente criticato. Trump annuncia politiche protezionistiche, gioco di sponda opaco che dietro la motivazione commerciale nasconde un canale politico per attingere alle risorse europee: l’alleanza tra governi populisti, che in nome di maggioranze più o meno reali opprimono minoranze bollate come criminali. Emarginare metà della popolazione ne rende disponibili i beni e distrae l’attenzione dalle promesse non mantenute.

Con la nuova amministrazione americana le questioni commerciali e economiche sono strumenti politici e militari, usati per estorcere vantaggi economici e commerciali, e così via. Unilateralmente, com’è tradizione imperiale: nelle parole di Orwell, c’è chi è più uguale degli altri, negli stati e tra gli stati. È un gioco ben noto in Europa e per questo l’Unione Europea è l’eccezione che si è lasciata alle spalle la politica di potenza, per esaurimento ma anche per convinzione. Rimarremo padroni di noi stessi se, nell’area euro, ci daremo finalmente un vero governo europeo, pagandone i costi anche della difesa e sicurezza, con le risorse che un ormai dubbio alleato vuole per sé in nome di interessi comuni che in comune hanno solo il populismo nazionalista e aggressivo. Brexit è un problema che ce ne risparmia uno più grave, perché il rapporto speciale angloamericano, e con Putin, mira a una Europa frammentata e manipolabile, populista.

Giuseppe Gario

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