Europa debole, divide et impera

Tra le parole che esprimono un pensiero molla d’azione, riforma è molto importante. Il referendum sulla riforma istituzionale è stato, come Brexit e come previsto, un voto di sintesi, nel senso scolastico di fine ciclo. Una riforma costituzionale è tanto più importante se è per stare al passo nel mondo già riformato da rivoluzionarie tecnologie di interazione, anche tra gli stati. Capire e usare bene queste nuove, imprescindibili opportunità è la vera fondamentale riforma.

Il NO politico è in un orizzonte interno di contenuti e alleanze legate alla nuova legge elettorale, da ripensare radicalmente non più in termini di (presunta) efficienza, ma di (effettiva) efficacia: se si è sulla strada giusta è bene tenere il passo, ma se invece si è, come noi, su quella sbagliata di trascurare il contesto europeo e globale, accelera solo la rovina, che da tempo per noi si annuncia finanziaria.

Più importante della legge elettorale – anche se con essa fa il paio – è l’orientamento internazionale in un’epoca in cui il bello e cattivo tempo dipende da poteri forti neppure occulti, solo poco visibili perché globali, anche se dominano quelli nazionali che Trump sogna di riesumare in USA a ruota di Brexit, nel sequel del nuovo ruolo speciale UK-USA inaugurato da Blair e Bush in Iraq, ali d’attacco bianco-anglosassoni-protestanti nel campionato per il dominio mondiale. Molto asimmetriche, queste due ali lo sarebbero un po’ meno se Trump distruggesse l’Europa unita e cogestisse i fantasmatici nazionalismi continentali, specie tedesco, con un orso russo armato fino ai denti. Questo antico divide et impera è anacronistico, ma lo sono anche le sovranità nazionali imbarcate come migranti verso un altro mondo, nel caso quello delle imprese multinazionali.

Trump, già in guerra col Messico, solo parlando ha fatto svalutare il peso del 20%, perché i capitali finanziari hanno come sempre appetito e gambe da coniglio. A più ampio raggio, è in guerra con le imprese, specie tedesche, che in Messico producono auto per il mercato americano. E nel mondo sta già usando la sua arma globale, l’aumento progressivo dei tassi di rendimento del debito USA, che ancora una volta crescerà a dismisura se si pagherà da solo, nessuno potendo chiederne conto. Lo può fare però l’Europa dell’euro, a fianco del dollaro negli scambi internazionali (per un istante ha attratto persino la Svizzera). E la guerra dei tassi infatti è contro l’Europa dell’euro per farla ridiventare, come vuole anche l’UK di Brexit, solo un mercato comune di libera circolazione di beni e servizi, ma non di persone, sgradite perché diverse o sospette terroriste, benché l’ISIS abbia imparato dai terroristi neonazisti angloamericani a viaggiare su internet.

In questa guerra finanziaria siamo importanti in particolare noi italiani, convinti che le nostre banche siano capaci quanto le altre di distinguere tra crediti farlocchi e veri. Non lo hanno fatto le banche americane con i subprime perché il dollaro era, e al momento è ancora, sovrano nel mondo e non deve rendere conto a nessuno, neppure ai cittadini americani.

Giuseppe Gario

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