Scarp, ventuno anni dalla parte degli ultimi

Ventuno anni in Scarp de’ tenis. Il numero 1 di Scarp porta la data del marzo 1996. Da allora ad oggi ha inanellato 208 numeri senza pause. Su quella copertina, storica, demodè verrebbe da dire sul piano della qualità grafica, si celebrava già la conquista di un diritto di cittadinanza: ovvero la residenza anagrafica per gli homeless, le persone senza dimora e i gravi emarginati.

Sono passati due decenni e ancora oggi, in molti comuni d’Italia, la residenza anagrafica è ancora un miraggio. In una stagione di crisi profonde e migrazioni come quella che stiamo vivendo, Scarp raggiunge un traguardo importante che segna la testimonianza di un’esperienza forte, carica di grande coraggio e umanità.

Cosa significa fare un giornale di strada oggi? Che senso ha, nell’era digitale, un giornale di strada che punta a dare voce e diritto di parola a coloro che il grande Enzo Jannacci chiamava in modo affettuoso “barbun”? A dare un senso al giornale sono soprattutto le storie di vita, le storie di Scarp, il racconto e la narrazione di chi non ha voce. Scarp invece, è una buona occasione, una tribuna per ritrovarla,la propria voce, per maturare la consapevolezza, ma soprattutto l’orgoglio, di tutti, di avere una storia da raccontare, un messaggio da comunicare, un segno da lasciare. Per raggiungere questo obiettivo, alcune delle redazioni locali di Scarp organizzano iniziative e laboratori aperti ai venditori, il cui esito trova eco sul giornale: è un’opportunità educativa rilevante, offerta a persone che nel tempo, purtroppo, si sono, come diciamo, perse per strada.

Scarp de Tenis è una bella sfida. Indossare un paio di scarpe da tennis per percorrere le strade di chi, sulle strade, ci vive, lasciando sempre la porta aperta per dare un’occasione anche a coloro che non hanno una porta accogliente da varcare, una mano tesa da stringere, a coloro che si sono trovati, in un istante, travolti dalla propria vita. Che l’equilibrio, non hanno più, perchè le relazioni si sono perse. La storia di Scarp ha in sé qualcosa di veramente grandioso.

In ventuno anni più di 600 persone hanno potuto avere un reddito minimo derivante dalla vendita del giornale. Non sono cifre da poco, ma di centinaia di migliaia di euro distribuite ai poveri. Quasi una misura, per dirla col linguaggio politico, da reddito minimo d’inserimento. Eccola, un’altra ragione per cui ha senso un giornale come Scarp: l’incontro con il venditore. Comperare Scarp dal venditore in pettorina rossa, fuori dalle parrocchie, sulla strada, significa incrociare storie di dignità e umanità che troppo spesso paiono lontane da noi e che, viste da vicino, hanno il tratto delle storie “normali”.

A Scarp piacciono le storie degli ultimi. Soprattutto di chi ce l’ha fatta. Di chi ha vinto la propria battaglia, di chi, in un mondo che corre veloce, senza sosta, e che lascia indietro chi non riesce a tenere lo stesso ritmo, ha trovato una seconda opportunità. Camminare a fianco degli ultimi significa anche camminare spesso in “direzione ostinata e contraria”, come cantava un altro grande “poeta” della musica italiana.

In più di due decenni, come detto, sono centinaia le persone che hanno potuto integrare il loro reddito e accedere ai servizi sociali collegati a Scarp. Molti hanno intrapreso il percorso burocratico per acquisire la residenza anagrafica dal comune in cui vivono. Diversi sono stati aiutati a ottenere una casa popolare. Sul versante del lavoro, oltre che nella vendita del giornale, molti sono coinvolti in attività occasionali e diversi hanno sperimentato borse lavoro e altre forme di tirocinio in azienda, tramutatesi in alcuni casi in contratti di lavoro stabili. Con quasi 200 mila copie vendute ogni anno, Scarp ha saputo costruire ponti con altri mondi per rompere la barriera che crea emarginazione, e questo è un altro dei traguardi raggiunti.

Cosa riserverà allora il futuro di Scarp? La promessa è sempre la stessa: Scarp continuerà, tutti insieme giornalisti, venditori e lettori, a coniugare un’informazione di qualità ma spesso diversa, quindi scomoda, con la creazione di opportunità concrete di reddito. Continueremo a raccontarvi il mondo dal nostro “altro” punto di vista, continueremo a raccontarvi le biografie positive, le storie di vita. Come? Con le scarpe da tennis ai piedi, al fianco degli ultimi, sempre.

Stefano Max Ettore Cisco Giulia

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