Europa: ripartire dalle promesse non mantenute

Onorevole Patrizia Toia, l’Europa pare oggi schiacciata fra Trump e Putin, quasi possa tornare ad essere terra di scambio fra le due superpotenze con una Russia interessata a rafforzare i propri confini e un’USA intenzionata a risparmiare sulla NATO. Visto da Bruxelles che effetto fa?

Da Bruxelles fa un brutto effetto perché l’Unione europea è la vittima designata di questo nuovo disordine globale. Ma se permettiamo a Trump e Putin di ricacciarci nei nostri confini nazionali, cancellando 70 anni di integrazione europea, siamo destinati a un futuro da succubi. Invece la nuova politica americana sulla Nato, e il referendum sulla Brexit, devono essere un’occasione per diventare ancora più uniti e completare il processo di integrazione a partire dalla difesa comune, ma soprattutto dai valori che ci uniscono. A Bruxelles ci stiamo già lavorando, ma ora è il momento di accelerare.

Ma anche i Paesi europei ci mettono del loro: Brexit, partiti nazionali anti europei, stati dell’Est che vivono l’Europa solo come tutela territoriale… costituiscono una debolezza interna ad una Europa che a volte non sa decidere…

I movimenti euroscettici sono cresciuti proprio a causa dell’incompleta integrazione europea che rende l’Ue impotente e suscita frustrazioni. L’Europa non ha mantenuto le promesse su cui si era fondata e troppo spesso non sa decidere perché è ostaggio degli Stati nazionali. Sono purtroppo i leader di quegli Stati che pensano ancora in una miope visione nazionalistica, quelli che non riescono a decidere quando si riuniscono nei summit. Le istituzioni europee, invece, e il Parlamento ne é davvero un esempio virtuoso decidono e ottengono risultati.

Cosa sarebbe stata e cosa diventerebbe l’Europa senza Euro?

Su questo possiamo fare solo delle ipotesi. Secondo me senza moneta unica l’Unione europea sarebbe stata innanzitutto più povera, perché la crescita dello scambio commerciale tra Paesi dell’eurozona, che ha portato tanta ricchezza e lavoro, è stata possibile grazie all’abolizione dei tassi di cambio volatili e dei controlli alle frontiere. Senza euro non ci sarebbe un mercato unico così ben funzionante, lo ha ricordato recentemente il presidente della Bce Mario Draghi. Inoltre senza moneta unica sarebbe stata affrontata in modo diverso la crisi economica scoppiata nel 2008. I Paesi dell’eurozona non si sarebbero sentiti tutti sulla stessa barca e avrebbero lasciato andare in bancarotta la Grecia e altri, invece di mettere in comune le risorse e creare un fondo salva-Stati come è stato fatto. Senza euro infine non avremmo avuto il ‘quantitative easing’ della Bce che sta dando ossigeno all’economia italiana. Avremmo avuto una pesante svalutazione delle lira con conseguenze gravi sui mutui, sul potere di acquisto dei salari e sull’economia in generale.

E allora come ridare slancio a questa istituzione che compie 60 anni dal Trattato di Roma?

Ne abbiamo discusso nell’ultima sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, dove abbiamo approvato tre relazioni sul futuro dell’Ue. Tutto era già scritto nelle premesse che noi europeisti abbiamo fatto ai cittadini, negli impegni che l’Europa ha preso quando si é presentata come capace di promuovere prosperità; protezione e inclusione dei più deboli. Noi siamo stati una fabbrica e un motore di ideali e valori, ma troppo poco e troppo tardi li abbiamo tradotti in fatti e risultati. Dobbiamo ripartire dalle promesse non mantenute (Europa sociale), dai risultati insufficienti, dagli obiettivi rinnegati o non realizzati (solidarietà, unità) per colmare il gap di fiducia e amore per l’Europa.

(PD)

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