Fake news: vizio antico, bufale moderne

Le bugie sottili e i trucchi nelle informazioni non sono una novità, ma nel nostro immaginario esse riguardavano, fino a ieri, il settore militare ed eventualmente quello commerciale. La novità ora sta nel fatto che le bufale con i social hanno una velocità di diffusione ed un raggio di azione prima impensabili. E per questo si sono creati una molteplicità di attori che vivono creando fake news, le costruiscono e le mettono in circolazione con un ritorno economico (se ottieni molti ‘like’ la pubblicità ti rende) e, abbiamo imparato, con un effetto anche politico-elettorale.

Vi sono sistemi e algoritmi moltiplicativi, ma anche più semplicemente memorizzazioni e riscontri attraverso i cookies che permettono agli interessati di mandarmi per mesi la pubblicità del farmaco lenitivo di cui ho chiesto solo qualche timida informazione.

Un tempo le notizie le apprendevo al mattino dai giornali, poi la TV è stata più veloce almeno nel darmi le informazioni di metà giornata, oggi la rete surclassa tutti. E allora la rete – con molti varchi di accesso, innumerevoli destinatari e sostanzialmente senza verifiche- è diventata il luogo delle ‘notizie false’. Per assurgere a virali esse assumono alcune caratteristiche: apparire come la notizia dell’ultimo minuto, la clamorosa informazione deve apparire segreta e spesso furtiva e dare l’impressione (emotiva) che da essa dipenda l’esito di una sfida se non il destino del mondo: e quindi da rilanciare attraverso l’<inoltra> per salvarci dall’ingiustizia, da un futuro imminente e baro, dall’usurpatore… Anche giornalisti e mass media si trovano a rincorrere queste informazioni e per non restare indietro spesso le rilanciano senza le necessarie verifiche professionali, dando così l’impressione di credibilità.

Necessità di un controllo? Ma chi dovrebbe essere l’arbitro della veridicità dell’informazione? Inoltre: come distinguere l’esagerato dal tendenzioso? come comportarsi rispetto all’ironia e alla satira? Se l’arbitro fosse un organismo statale questo velocemente diventerebbe il censore utile a chi detiene il potere!

Ne stiamo parlando diffusamente dopo l’elezione di Trump e i timori di influenze di hacher per le prossime elezioni tedesche.

Per ora molti indicano il problema senza avere soluzioni. Forse varrà la pena pensarci, richiamandosi al criterio che ognuno dovrebbe avere la responsabilità di quello che fa e dice, piuttosto che essere protetto dall’anonimato. Sì perché a completare la bufala spesso vi si accostano gli insulti e l’dio: se l’hate speech pare diventato il linguaggio più consono ai social non lamentiamoci poi delle parolacce di nostre ragazzi.

PaDan

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *