Scindere per convergere? Il terzo gode!

Sembrava che il rischio maggiore per Matteo Renzi – ex-premier e segretario dimissionario per avviare il congresso PD – fosse una corsa senza competitor, una corsa in solitaria, con conseguente caduta di interesse. Una vittoria senza avversari sarebbe stata l’ultima polpetta avvelenata servitagli da chi da tempo gli si oppone in modo non frontale per mascherare la propria debolezza. Ora che con la dichiarazione di Emiliano un competitor contendibile c’è, la scissione si configura più come fuoriuscita, anche se di dirigenti con alto significato simbolico. La storia insegna che i protagonisti di scissioni, in genere, lavorano più per far perdere l’aggregazione da cui sono partiti che per vincere.

La vicenda politico-partitica di questi giorni non riguarda solo il PD, perché ridisegna la geografia dei partiti nazionali, continuando nell’opera della loro frammentazione, incentivata ora dalla prospettiva del ritorno al proporzionale con il relativo potere di interdizione dei piccoli partiti.

L’esito del referendum e l’intervento della Corte costituzionale risultano il nuovo ‘combinato disposto’ con l’effetto involontario di un probabile ridimensionamento del ruolo del PD, fino a ieri perno di un sistema che oggi non esiste più. Il primo partito nazionale potrebbe infatti diventare il M5S, a cui viene perdonato tutto, come accade, in genere, per le aggregazioni antisistema.
Sorprende, ma la critica e l’opposizione a Renzi accusato di volere il Partito della nazione sta portando il sistema verso una legge proporzionale. Se il maggioritario, dopo 24 anni, sparisse si tornerebbe a non sapere più chi vince e chi perde (perché tutti si sentiranno vincitori); riapparirà una politica potenzialmente consociativa, legittimata dal NO al referendum.

In genere, consumare una separazione non è preludio di collaborazioni e convergenze del giorno dopo, ma il tentativo di Pisapia con il suo Campo progressista potrebbe essere una novità. Vedremo, dato che le cicatrici sono ancora vicine e diversi precludono il rapporto con il PD se non cambia il segretario.

Il PD, con tutta probabilità, si indebolirà anche nel gruppo ‘Democratici e socialisti’ e l’attenzione ai temi sociali e all’accoglienza nel Mediterraneo potrebbe accusare un duro colpo. Le elezioni in Belgio, in Francia e in Germania scateneranno derive sovraniste ed antieuropee, all’insegna della folle idea che affossando l’Europa si potrebbe ritrovare la felicità perduta. Senza contare le interferenze informatiche esterne che abbiamo visto costituire la base delle recenti competizioni elettorali. Ma un’Europa che balbetta rischia di perdere e di non incidere sui valori che hanno costruito l’occidente.

Credo, e mi auguro, che la vicenda non sia ancora conclusa, in caso contrario ci sarà una nave in avaria, diverse scialuppe alla deriva, naufraghi abbandonati. E’ un timore diffuso nell’elettorato, che ha assimilato la contaminazione fra culture interpretato da PD, più di quanto dimostrino le dirigenze.

Per questo, ci vorrebbe un sussulto di consapevolezza e di dignità al cospetto di un elettorato che ora appare quantomeno smarrito.

Paolo Danuvola

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