Quando la religione è fattore di integrazione

Sono numerosi gli aspetti con cui ci si approccia al tema dell’immigrazione: quantità, lavoro e abitazione, istruzione della seconda o terza generazione. Tanto più in un’area come quella milanese e metropolitana che presenta etnie sempre più consolidate accanto ad altre emergenti. Forse meno studiato è invece il tema delle dimensioni e delle implicazioni delle religioni in questi processi; di esse si parla prevalentemente solo quando vi sono fatti problematici (se non drammatici) che confliggono con la nostra cultura.

Per questo mi pare interessante il lavoro avviato dalla ‘Cooperativa in Dialogo – cultura e comunicazione’ sul tema <Migranti: religioni nella metropoli>; ricerca che ha ottenuto il contributo di Fondazione Cariplo e della Fondazione Ambrosiana Attività Pastorali, e su cui hanno mostrato il loro interesse l’Azione cattolica ambrosiana, l’Arcidiocesi e l’Impresa Tecnoeditoriale Lombarda (ITL).

Il Progetto <Migranti: religioni nella metropoli> riguarda la realizzazione di un docu-film e di una successiva mostra che illustrino in particolare la capacità e la possibilità dei migranti di ritrovarsi non solo in comunità religiose nazionali a livello cittadino ma di integrarsi sul territorio, nei quartieri e nelle parrocchie. E’ questo infatti il passaggio in atto per varie comunità religiose, passaggio di estremo interesse, anche per il ruolo esse assumono proprio nel processo di integrazione.

Il flusso migratorio nella metropoli – ipotizza il Progetto – assume infatti diverse fisionomie:

a) migranti di ‘passaggio’, persone e famiglie in fuga da guerra e fame che vorrebbero velocemente transitare verso il Nord Europa;

b) migranti stanziali ma di recente arrivo, prevalentemente alle prese con la ricerca di casa e lavoro, nell’auspicio di poter fare arrivare i familiari. Questi migranti cercano in un referente religioso un sostegno morale ma anche un aiuto materiale. Si ritrovano normalmente in chiese o sedi centrali tendenzialmente a loro dedicate (ndr. a Milano i latino americani in Santo Stefano, i filippini a Santa Maria del Carmine, i gli Ortodossi rumeni in Santa Maria di via De Amicis…).

c) migranti residenti, spesso diventati cittadini, che hanno una casa e un lavoro e ricongiunto la famiglia. Hanno scoperto la territorialità soprattutto in funzione della scuola dei figli e del loro tempo libero, si collegano alle singole parrocchie partecipando al coro, all’oratorio, ai gruppi educativi del Consiglio pastorale parrocchiale”.

Il Progetto vuole indagare ‘se’, ‘come’, ‘quanto’ è avvenuto il passaggio fra migranti stanziali e migranti residenti, che oggi premono positivamente sulle realtà locali per rendersi partecipi della vita territoriale (scuola e oratori, a prescindere dalla singola confessione).

La Cooperativa IN DIALOGO richiede di segnalare situazioni significative sull’oggetto trattato, attraverso la email progetto.migranti@cooperativaindialogo.it. , e indica fin d’ora la possibilità – se ci sarà la disponibilità- di una iniziativa di presentazione dei risultati a livello locale, a partire dal mese di settembre 2017.

Con la globalizzazione le religioni sono tornate – nel bene e nel male – all’ordine del giorno della vita sociale e civile, scuotendo in particolare l’agnosticismo occidentale. Le religioni, viste spesso come fattore di resistenza al cambiamento piuttosto che importante componente culturale, possono aiutare a capire un mondo che sta velocemente mutando.

(Dap)

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