Un grande Parco Metropolitano: una sfida moderna

Da quando ho iniziato il mio impegno nel Consiglio del Parco Nord ho subito pensato che il progetto migliore ed urgente da realizzare, per lo sviluppo futuro, fosse stato quello di ottenere un grande parco che cingesse Milano, quasi a proteggerla, per raggiungere l’obiettivo scritto nello Statuto della Città Metropolitana. Con il voto del Consiglio della Città Metropolitana, la settimana scorsa, si è mosso un altro passo decisivo verso questa soluzione, nell’interesse di tutti: Milano, i Comuni dell’hinterland, i Parchi interessati alla fusione (Nord e Sud) e Città Metropolitana intesa come istituzione.

Lo spunto importante proviene della Legge Regionale sui parchi (LG 28/2016), buona nelle intenzioni, ma debole nelle gambe, essendo carente nell’aspetto fondamentale per tutte le leggi: il finanziamento! Solo 420.000,00 euro, inteso come incentivo, per le aggregazioni tra parchi!

Comunque, l’adesione convinta della maggior parte delle istituzioni interessate sta facendo il resto, prova ne è il voto, appunto del Consiglio e delle due Comunità dei Parchi, composte dai rappresentanti di ogni singolo comune facente parte.

A questi due parchi dovrebbero inoltre aggiungersi anche altre porzioni verdi del territorio milanese: Parco delle Cave ed il Bosco in città, sino a raggiungere una quota di territorio metropolitano pari al 35%. Quindi una dimensione importante e significativa per lo sviluppo urbanistico della Città Metropolitana.

La diversa tipologia di questi parchi è una ricchezza e non un limite. Il Parco Sud, prevalentemente con vocazione agricola, si integrerebbe benissimo con quello Nord, voluto, invece, dalla scelta dei Comuni di preservare e tutelare il territorio, ex industriale, assegnandogli una destinazione a verde. Scelta coraggiosa, anche in termini economici, se pensiamo alla rinuncia, da parte di quei Comuni, agli oneri di urbanizzazione che questi territori avrebbero prodotto per le casse comunali.

Anche la paura che questo processo unificativo provochi possibili cementificazioni è presto smontata dal risultato stesso del prodotto finale: con un unico Parco, riconosciuto dalla Regione Lombardia, le tutele si rafforzerebbero e la difesa del consumo di suolo non rimarrebbe solo uno slogan elettorale ma una garanzia statutaria.

Nasce quindi il sospetto che alcune paure paventate da qualche Sindaco, nascondano invece il tentativo di aggirare le norme attuali per avere le mani libere rispetto alle scelte su alcune aree di frangia, magari collocate sul proprio territorio comunale. Appezzamenti appetibili per voraci cementificatori.

Ecco, la creazione di un grande Parco Metropolitano risparmierebbe questo destino infausto.

Tornando al Parco Nord due riflessioni. Rimane, come obiettivo da raggiungere il liberare certe aree occupate da attività che poco c’entrano con la natura del Parco, per rendere coerente il territorio dando continuità al verde.

La seconda: l’esigenza di progettare finalmente dei corridoi ambientali di comunicazione tra il verde. Piste ciclabili, passerelle pedonali, che permettano una fruibilità completa da parte degli abitanti della Città Metropolitana.

Andrea Fanzago

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