Gestazione per altri: alle radici dell’essere umani

Stando sui social, capita di osservare come, a pochi post di distanza, la stessa persona  si addolori per vitelli e agnelli separati precocemente dalle femmine che li hanno partoriti ed esalti la gestazione per altri (gpa) come forma aggiornata dell’amore tra umani. Avvertire empaticamente la forza della maternità di mammiferi come mucche e pecore, mentre si nega razionalmente la medesima forza tra mammiferi umani risulta molto trendy.  Ma lo sconcerto può stimolare a ragionare, fuori dall’ideologia e dalla melassa di trappole dialettiche stucchevoli del tipo: “meglio due papà che desiderano un figlio e gli vogliono bene che una coppia biologica che lo mette al mondo per sbaglio e ne abusa”. Ovvio. Eppure, anche se al mondo di bambini che pagano errori di adulti ce ne sono a migliaia, gli adulti decisi alla gpa non hanno a che fare con loro. Perché adottare prevede filtri di idoneità inclementi. Perché le storie che si porta dietro e dentro un figlio adottivo non sempre fanno pace con l’amore: talvolta affiorano e possono esplodere, anche a distanza di anni. Meglio il fai da te di un cucciolo senza storia su commissione.

Eppure, ogni umano almeno una certezza ce l’ha: lo ha messo al mondo la sua mamma. Se non l’ha conosciuta, si chiederà tutta la vita perché lei non ha potuto o voluto tenerlo con sé. Ed elaborerà quell’interrogativo lungo il proprio cammino: che non sarà facile, e solo se accompagnato con amore intelligente arriverà a fine percorso a dare il giusto valore all’abbraccio di genitori non biologici, che a quel vuoto hanno fatto argine.

Vale lo stesso, per un bambino nato da una mamma che lo ha programmato fin da subito per darlo via? Che opinione avrà di lei e di sé? Chi e con quali argomenti lo affiancherà nell’elaborare questi interrogativi? Potrà affidarsi con confidenza e gratitudine alle braccia che quel vuoto non l’hanno riempito, ma l’hanno creato, azzerando deliberatamente qualunque radice, appartenenza, passato che risalga oltre il momento in cui sono entrati in possesso di lui, previa transazione economica, esattamente come si fa per i cuccioli di allevamento?

E mentre si moltiplicano le ricerche sulla vita intrauterina e si enfatizzano le ricadute emotive e biologiche dei comportamenti della madre rispetto al concepito, di nuovo sconcerta che nel caso della gpa tutto questo risulti ignorato. Rimosso. Come se il piccolo umano “sentisse” meno di un capretto o di un porcellino.

Forse vale la pena farsi qualche domanda banale come queste, mentre si inneggia banalmente all’amore che dà diritto all’amore. Ricordando tra l’altro che i cuccioli, innocenti e teneri, si amano e si lasciano amare con apparente facilità: ma i nodi delle relazioni vengono al pettine, man mano che consapevolezza e progetti adulti prendono forma e innescano reazioni.

Le nostre competenze tecnologiche anche sul processo della generazione sono arrivate a parcellizzarlo in ogni fase, tranne quella della gestazione: dove occorre una donna, tutta intera, per consentire lo sviluppo e poi la nascita di un umano nuovo. Un figlio, qualunque sia il seme che gli ha dato origine e in qualunque modo quel seme sia stato deposto nel suo grembo. E’ questa, la verità e la realtà primigenia, inscindibile. Quella da custodire e supportare con ogni forza, per custodire e supportare l’umano, tout court.  Quella che, se deliberatamente disgregata, disgrega l’umano, tout court. E non è un caso che anche tanti che accettano senza troppi distinguo ogni forma di relazione affettiva tra uomini e donne, e tra adulti e bambini, sulla soglia della gpa si arrestano.

La riflessione si fa anche più intensa se a condurla sono donne. Perché il tema della differenza di genere è inestricabilmente connesso con quello della forza generativa che connota il femminile.

Varrebbe la pena di esplorarlo più a fondo, e le voci significative in proposito non mancano, sia nell’ambito del pensiero cattolico che in quello laico. Riflettere su genere e generazione significa riflettere sull’identità e il destino dei nati da donna. Bella definizione biblica che comprende gli umani tutti.  E dice la verità di ciascuno di noi.

Paola Pessina

 

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