La lente dei post-sondaggi sulle primarie

La realtà è assai più complessa di quello che un sondaggio è in grado di descrivere.  Anche per questo, accanto ai metodi di rilevazioni tradizionali, vanno sempre più affermandosi nuovi strumenti di ricerca, capaci di completare analisi e di cogliere aspetti non misurabili attraverso questionari o indagini classiche.

Le neuroscienze per esempio, indagando anche aspetti del comportamento umano inconsapevoli per il soggetto che li compie, offrono analisi e chiavi di lettura nuove davanti a stimoli che, se elaborati razionalmente, tendiamo a descrivere e interpretare a noi stessi e agli altri diversamente. Il motivo per cui si vedano di rado elaborazioni di questo tipo in vista delle competizioni elettorali risiede probabilmente nel fatto che i tempi di elaborazione dei dati sono lunghi e le tecnologie per raccoglierli ancora troppo costosi per essere impiegati agevolmente.

Molto più diffuso è invece l’utilizzo di analisi dei flussi e delle attività online. Grazie all’impiego di software dedicati, è infatti possibile raccogliere ed elaborare ingenti quantità di dati che gli utenti creano direttamente durante la propria navigazione online.

Con l’avvicinarsi delle primarie del Partito Democratico, diversi esperti si stanno cimentando in analisi innovative e i giornali iniziano a dare loro spazio. Secondo Questioni Primarie, l’osservatorio sulle primarie di Candidate & Leader Selection il cui studio è comparso su Repubblica.it il 20 aprile, Renzi sarebbe meno attivo per numero di tweet rispetto a Orlando ed Emiliano, ma 10 volte più capace di raccogliere interazioni da parte dei suoi follower. Analizzando poi il merito dei tweet dei tre leader, secondo Questioni Primarie Renzi sarebbe il candidato che fa maggiormente uso di termini marcatamente politici, Emiliano il più concentrato sulle informazioni logistiche legate alle primarie ed Orlando il più assiduo nell’utilizzare termini relativi al cambiamento, un tempo appannaggio del giovane rottamatore di Firenze.

Un’altra interessante analisi datata 20 aprile, a cura della società Twig, descrivere un Renzi effettivamente protagonista del dibattito su twitter e di gran lunga il più capace di raccogliere hashtag di endorsement, ma all’interno di una mobilitazione online in calo rispetto alle primarie del 2012 e del 2013 e capace di attivarsi solo durante i principali appuntamenti istituzionali della campagna, come quello del lancio ufficiale delle candidature.

All’interno di un sistema mediatizzato, dove a prevalere sono i dati d’opinione più che i dati statistici reali, imparare a leggere i segnali che gli utenti lanciano sulla rete può essere prezioso per interpretare la realtà a patto che, come nei casi sopra descritti, li si utilizzi come strumenti di approfondimento più che di profezia. E’ quanto si dovrebbe fare anche con i sondaggi, ma a maggior ragione vale per il web, dove l’utilizzo di fake account, le logiche degli algoritmi o la sovrapproduzione di commenti da parte di determinate categorie di utenti possono trarre in inganno.

Marco Chiappa
@freechef

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